Primo Record

Immersione dopo immersione, esperienza dopo esperienza, nasce in Paolo quel desiderio di andare più in profondità e scoprire le molteplici meraviglie del mondo sommerso. Un giorno, chiacchierando con il suo istruttore Roberto Voluri, quella che era solo una chimera, diviene un obiettivo grazie al supporto del diving di Andrea Costantini (Costa del Sud Diving Service). Paolo valuta, pensa, studia, si allena duramente ed arriva ad effettuare, il 18 giugno 2011, un’immersione fino a 62 mt e 30 cm sotto il livello del mare; il tutto con la supervisione di istruttori e medici. Paolo stabilisce così un primato per persone con disabilità.

Un’immersione particolare la sua, che ha chiesto tanta preparazione ed uno staff adeguato per effettuarla in sicurezza, un’immersione impegnativa anche per tanti sub senza ricorrere a miscele speciali.

«E’ stata una soddisfazione bellissima» sono le prime parole di Paolo De Vizzi. «Avevo provato, in allenamento, a raggiungere questa profondità e ci ero riuscito. Però nel giorno del record, davanti a tante telecamere e a tanta gente, non è stato facile. C’era in me tanta emozione e, poi, ho anche avuto qualche problemino con il materiale della muta, che utilizzavo per la prima volta ed un pizzico di narcosi da azoto».

Paolo ha impiegato 4 minuti per toccare la prima quota, 60 metri, per poi scendere sino a quota 62 metri e 30 centimetri, altri 36 minuti sono serviti per risalire.

«Ho seguito le varie tappe di decompressione previste in questa risalita» racconta Paolo De Vizzi. Quando ha superato quota 59 metri, come si è visto in diretta attraverso varie emittenti televisive, tra cui Rai Uno con “Linea Blu”. Paolo ha stappato una bottiglia di champagne Ferrari ed ha brindato.
«Il significato di questo record? Ho voluto dimostrare a tutti coloro che hanno vissuto esperienze simili alla mia che, nonostante la disabilità, niente ci è precluso. Non bisogna chiudersi in se stessi» è l’invito di Paolo «ma bisogna sempre mettersi alla prova per superare limiti che potrebbero sembrare invalicabili».